L'affitto transitorio è un contratto di locazione che dura al massimo diciotto mesi e che si può fare solo se una delle due parti ha un'esigenza temporanea, fra quelle previste dall'accordo territoriale del Comune, e la documenta. Alla scadenza finisce da solo, senza disdetta. Nei Comuni con più di diecimila abitanti, come Torino e Milano, il canone non è libero: sta dentro le fasce dell'accordo.
Conviene quando la casa ha un pubblico che si ferma qualche mese e tu non vuoi impegnarla per anni.
Le regole cambiano con i decreti e con gli accordi locali: prima di firmare verifica sulle fonti linkate, e per le tasse chiedi al tuo commercialista.
Cos'è un contratto transitorio
Lo prevede l'articolo 5 della legge 431 del 1998, la legge sugli affitti delle abitazioni. Le condizioni le fissa il decreto ministeriale del 16 gennaio 2017, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 15 marzo 2017: durata, motivazioni, canone e modello di contratto. Il modello è obbligatorio: i transitori si firmano solo sul contratto tipo allegato al decreto, che gli accordi locali riprendono.
Accanto al transitorio ci sono due contratti da non confondere:
- il contratto per studenti universitari, da sei mesi a tre anni, che si fa nei Comuni sede di università e in quelli vicini, se lo studente è iscritto a un corso in un Comune diverso da quello di residenza;
- l'affitto breve, fino a trenta giorni, che ha regole proprie e un obbligo in più: il CIN.
Quanto dura e come finisce
Fino a diciotto mesi. La durata si scrive nel contratto, e a quella data il contratto cessa senza bisogno di disdetta: non si rinnova da solo. L'inquilino può andarsene prima per gravi motivi, con una raccomandata e il preavviso fissato nel contratto.
Il punto delicato è un altro. Se il contratto non rispetta le modalità del decreto (motivazione, documenti, canone, modello), viene ricondotto alla durata di un 4+4. E se la motivazione era tua, per esempio una casa che serve a un figlio, e alla scadenza non la usi per quello scopo entro sei mesi senza un giustificato motivo, l'inquilino può chiedere di ripristinare il contratto o un risarcimento.
Le motivazioni ammesse
Il decreto parla di esigenze particolari del proprietario o dell'inquilino, e fa degli esempi: la mobilità per lavoro, lo studio, l'apprendistato e la formazione, la ricerca di un lavoro. L'elenco preciso lo fa l'accordo territoriale di ogni Comune, e basta l'esigenza di una delle due parti. Va scritta nel contratto e, sopra i trenta giorni, documentata con carte allegate.
A Torino l'accordo territoriale in vigore dal 1° maggio 2024 prevede, fra le altre:
- per l'inquilino, il trasferimento temporaneo della sede di lavoro, un contratto a tempo determinato in un Comune diverso da quello di residenza, una casa popolare assegnata o una casa comprata che diventa disponibile entro diciotto mesi;
- per il proprietario, il trasferimento temporaneo per lavoro, il rientro dall'estero, l'attesa dei permessi per ristrutturare;
- altri casi, come il matrimonio, la separazione o la casa che serve a un familiare, con l'attestazione delle associazioni firmatarie.
A Milano l'accordo locale del 2023 prevede, fra le altre, il trasferimento temporaneo della sede di lavoro, la ricerca di lavoro per chi non risiede a Milano, l'apprendistato o la formazione professionale, la separazione, l'assistenza a un familiare. Per i casi fuori elenco, o difficili da documentare, le parti si fanno assistere dalle associazioni firmatarie.
Il canone: nelle città non è libero
Nei Comuni con più di diecimila abitanti il canone del transitorio si fissa dentro i valori minimi e massimi che l'accordo territoriale stabilisce per ogni zona. Torino e Milano ci rientrano: il canone si calcola, non si sceglie.
A Torino i valori sono in euro al metro quadro, zona per zona, nelle tabelle allegate all'accordo, e l'accordo tiene conto anche dell'arredamento. A Milano il transitorio segue gli stessi criteri del canone concordato, e il Comune mette a disposizione un calcolatore per farsi un'idea.
Se firmi senza l'assistenza di un'associazione, gli accordi prevedono un'attestazione, rilasciata da un'associazione firmataria, che il contratto rispetta l'accordo. A Torino il modulo è fra gli allegati, sulla pagina del Comune.
Cosa serve per essere in regola
- Il contratto sul modello tipo, quello del decreto o quello dell'accordo locale.
- La motivazione scritta nel contratto, con i documenti allegati: per esempio la lettera dell'azienda o il contratto di lavoro.
- Il canone dentro le fasce dell'accordo, e l'attestazione se l'accordo la chiede.
- La registrazione all'Agenzia delle Entrate entro trenta giorni dalla firma, o dalla decorrenza se è anteriore: vale per tutti i contratti sopra i trenta giorni nell'anno, come spiega la scheda dell'Agenzia.
- Se l'inquilino è cittadino di un Paese fuori dall'Unione europea, la comunicazione all'autorità di pubblica sicurezza entro 48 ore dalla consegna della casa, anche se il contratto è registrato. Negli altri casi la registrazione assorbe la comunicazione di cessione del fabbricato: la regola è spiegata dalla Questura di Genova.
Residenza, CIN e cedolare secca
L'inquilino può prendere la residenza?
La residenza non la concede il proprietario. Iscriversi all'anagrafe del Comune in cui si vive abitualmente è un obbligo di chi ci vive, e un'assenza temporanea dal Comune di dimora abituale non cambia la residenza: lo dice la legge 1228 del 1954, all'articolo 2. Chi si ferma qualche mese e vive abitualmente altrove può tenerla dov'è; chi nella tua casa ci vive davvero deve chiederla lì.
Serve il CIN?
No, se l'affitto è davvero transitorio. Il CIN riguarda le case destinate alle locazioni per finalità turistiche e agli affitti brevi, oltre alle strutture ricettive: lo stabilisce l'articolo 13-ter del decreto-legge 145 del 2023. Serve, invece, se nei mesi liberi la stessa casa va anche in affitto breve.
Si può scegliere la cedolare secca?
Sì, se sei una persona fisica e non affitti nell'esercizio di un'impresa: la cedolare vale per le case locate a uso abitativo, e il transitorio lo è. Sostituisce IRPEF e addizionali, e sul contratto non paghi imposta di registro e bollo. In cambio, per tutta la durata dell'opzione rinunci ad aggiornare il canone. Quale aliquota si applica al tuo contratto lo trovi sulla scheda dell'Agenzia delle Entrate; la scelta falla con il commercialista.
Transitorio, 4+4 o affitto breve: quando conviene
- Il transitorio impegna la casa fino a diciotto mesi, con un inquilino alla volta e un canone dentro le fasce dell'accordo. Serve una motivazione vera e documentata.
- Il 4+4 impegna la casa per anni con lo stesso inquilino, e il canone lo decidete voi due.
- L'affitto breve lascia la casa libera quando vuoi, con ospiti che cambiano ogni pochi giorni: più ricavo lordo e molto più lavoro, dal CIN alle pulizie a ogni cambio.
Il transitorio ha senso se la casa è vicino a un'università, a un ospedale, a un polo di uffici o a un cantiere, se è arredata e pronta da abitare, e se vuoi un inquilino alla volta senza impegnarti per quattro anni. Non ha senso se l'esigenza dell'inquilino non si può documentare. Il confronto per esteso è in affitto breve o affitto lungo. A Torino e a Milano proponiamo spesso di alternare: breve nei mesi di eventi, qualche mese di transitorio in quelli tranquilli.
Come lo gestiamo noi
Il transitorio è, insieme a quello per studenti universitari, il contratto che usiamo di più negli affitti medi. Pubblichiamo la casa su Spotahome, Uniplaces e HousingAnywhere e la proponiamo alle aziende e alle università della città. Verifichiamo reddito e referenze, prepariamo il contratto sul modello giusto con la motivazione e i documenti, lo registriamo, facciamo il verbale di consegna e di riconsegna con le foto dello stato della casa, seguiamo il rapporto con l'inquilino per tutta la durata del contratto e ti mandiamo il rendiconto ogni mese.
Da te servono la casa arredata, i documenti dell'immobile con l'attestato di prestazione energetica e il canone minimo sotto cui non scendere. Se vuoi sapere se la tua casa è adatta a un affitto di qualche mese, e cosa rende con le tre formule, si parte dalla stima gratuita.
Domande frequenti
Quanto può durare un contratto transitorio?
Fino a diciotto mesi, come stabilisce il decreto ministeriale del 16 gennaio 2017. Alla data scritta nel contratto finisce senza bisogno di disdetta, e non si rinnova da solo. Per gli studenti universitari c'è un contratto apposito, da sei mesi a tre anni.
Quali motivazioni servono per un affitto transitorio?
Un'esigenza temporanea del proprietario o dell'inquilino, fra quelle dell'accordo territoriale del Comune: per esempio un trasferimento temporaneo di lavoro o un contratto a tempo determinato in un'altra città. Va scritta nel contratto e, sopra i trenta giorni, documentata. Se manca, il contratto può essere ricondotto a un 4+4.
L'inquilino può disdire prima della scadenza?
Sì, per gravi motivi, con una raccomandata e il preavviso indicato nel contratto, come prevede il contratto tipo del decreto. Fuori da quei casi il contratto dura fino alla data scritta.
Con l'affitto transitorio si può prendere la residenza?
La residenza segue la dimora abituale, e non la decide il proprietario. Se l'inquilino vive davvero nella casa, deve chiederla al Comune. Se si ferma qualche mese e vive abitualmente altrove, può tenerla dov'è: per legge un'assenza temporanea non cambia la residenza.
Per un affitto transitorio serve il CIN?
No, se il contratto è davvero transitorio: il CIN riguarda le locazioni per finalità turistiche, gli affitti brevi e le strutture ricettive. Serve se nella stessa casa alterni il transitorio con l'affitto breve.
Sull'affitto transitorio si può applicare la cedolare secca?
Sì, se sei una persona fisica e non affitti nell'esercizio di un'impresa. Sostituisce IRPEF e addizionali ed esclude registro e bollo sul contratto, ma per la durata dell'opzione rinunci ad aggiornare il canone. L'aliquota e le regole aggiornate sono sul sito dell'Agenzia delle Entrate: la scelta falla con il commercialista.
Il canone di un affitto transitorio è libero?
Non nei Comuni con più di diecimila abitanti, come Torino e Milano: lì sta dentro le fasce che l'accordo territoriale fissa per la zona. A Torino le tabelle sono pubblicate dal Comune; a Milano il Comune offre un calcolatore.
A cura della redazione di Maison Métropole.



