Il canone concordato conviene al proprietario quando il massimo che l'accordo territoriale consente per la sua casa è vicino a quello che otterrebbe sul mercato. In cambio di un affitto più basso ha un'imposta più leggera, un contratto più corto del 4+4 e un'IMU più leggera. Se invece nella sua zona il mercato paga molto di più, il vantaggio fiscale può non bastare: il conto si fa sui netti, casa per casa.
Accordi, tabelle e agevolazioni cambiano: prima di firmare verifica sulle fonti linkate, e per le tasse chiedi al tuo commercialista.
Cos'è il canone concordato
È uno dei contratti previsti dalla legge 431 del 1998 sugli affitti delle abitazioni, all'articolo 2, comma 3. Il canone non lo decidete liberamente tu e l'inquilino: sta dentro i valori minimi e massimi fissati dall'accordo territoriale del Comune, che firmano le associazioni dei proprietari e quelle degli inquilini. Per questo lo si chiama anche contratto convenzionato, o agevolato.
Dura almeno tre anni. Alla prima scadenza, se non vi accordate per rinnovarlo, si proroga da solo di altri due: è il «3+2». A quella scadenza puoi non rinnovarlo solo per i motivi elencati dalla legge, come la casa che serve a te o a un familiare, o la vendita, a certe condizioni. Dopo i due anni di proroga, chi vuole cambiare le condizioni o chiudere lo comunica con una raccomandata almeno sei mesi prima; se nessuno lo fa, il contratto si rinnova com'è.
Le regole comuni a tutti gli accordi le fissa il decreto ministeriale del 16 gennaio 2017, che contiene anche il contratto tipo: il concordato si firma solo su quel modello, nella versione adottata dall'accordo del tuo Comune.
Negli stessi accordi ci sono anche i contratti transitori, fino a diciotto mesi, e quelli per studenti universitari: a Torino e a Milano anche il loro canone sta dentro le fasce. Il transitorio è spiegato in affitto transitorio: come funziona.
Come si calcola il canone
Il canone non si sceglie: si calcola.
- La zona. L'accordo divide il Comune in aree omogenee e per ciascuna fissa una fascia di valori al metro quadro, dal minimo al massimo.
- La casa. Dentro la fascia, la posizione della tua casa dipende da com'è fatta. Il decreto elenca la tipologia, lo stato di manutenzione della casa e dello stabile, le pertinenze come box e cantina, gli spazi comuni, l'ascensore, il riscaldamento, la prestazione energetica e i mobili.
- Le correzioni. Gli accordi possono alzare i valori se la casa è arredata o se il contratto dura più di tre anni, e abbassarli per certi difetti.
- La superficie. Il valore al metro quadro si moltiplica per i metri quadri, misurati come dice l'accordo.
Il risultato è una forchetta: il canone lo concordate lì dentro, e il massimo non si supera.
A Torino e a Milano
A Torino vale l'accordo territoriale del 6 dicembre 2022, aggiornato nel 2024 e in vigore in questa versione dal 1° maggio 2024. Divide la città in quattro aree, centro, semicentro, periferia e collina, e segna alcune microzone di pregio. La posizione dentro la fascia la decide un punteggio: ogni dotazione della casa vale qualcosa, dal posto auto alla cantina, dal riscaldamento con le valvole termostatiche all'ascensore, dalla porta blindata ai doppi vetri, fino alla vicinanza a una fermata della metropolitana. I valori, in euro al metro quadro al mese, sono nelle tabelle allegate all'accordo, e salgono se il contratto dura più di tre anni. La pagina del Comune sui contratti convenzionati elenca gli sportelli delle associazioni a cui chiedere.
A Milano vale l'accordo locale firmato il 27 luglio 2023 e integrato il 20 settembre dello stesso anno. Le zone sono cinque, e dentro ciascuna la casa cade in una di tre sottofasce secondo quello che ha: il bagno completo, gli impianti a norma, il riscaldamento, la cucina abitabile, l'ascensore, lo stato di manutenzione, il secondo bagno, il posto auto. Balconi, cantina, videocitofono e altre dotazioni possono portarla al massimo della sua sottofascia. I valori salgono se la casa è arredata o se il contratto dura più di tre anni, e scendono se la casa è in classe energetica G. Il Comune spiega come si stabiliscono i valori e offre un calcolatore per farsi un'idea.
I valori non li riportiamo qui: cambiano con gli accordi, e vanno letti sulla tabella della tua zona.
Cosa ci guadagna il proprietario
- Un'imposta più leggera. Se scegli la cedolare secca, per i contratti a canone concordato c'è un'aliquota ridotta, che si legge sulla pagina dell'Agenzia delle Entrate. Vale nei Comuni con carenza di abitazioni, fra cui Torino, Milano e i Comuni che li confinano, negli altri capoluoghi di provincia e nei Comuni ad alta tensione abitativa.
- Se resti nella tassazione ordinaria, il reddito imponibile della casa si riduce ancora, e l'imposta di registro si calcola su una base ridotta.
- Un'IMU più leggera. Sulle case affittate a canone concordato l'IMU è ridotta per legge (legge 160 del 2019, comma 760), e in più la legge permette ai Comuni di fissare un'aliquota più favorevole per chi affitta a canone concordato. Torino lo fa, e per averla va presentata una comunicazione su TorinoFacile.
- Un contratto più corto. Tre anni più due, invece dei quattro più quattro del canone libero.
- Un argomento in più con l'inquilino. Anche lui ha delle detrazioni, se sposta la residenza nella casa.
Cosa ci perde
- Un canone più basso del mercato, nella maggior parte delle zone: è lo scambio su cui si regge tutto.
- Meno libertà sul contratto. Il modello è obbligatorio, il canone sta nella fascia, e alla prima scadenza la proroga di due anni scatta da sola, salvo i motivi di legge.
- L'aggiornamento del canone. Se scegli la cedolare secca rinunci, per tutta la durata, a chiedere l'aggiornamento ISTAT; senza cedolare, gli accordi lo ammettono solo in parte.
- Qualche passaggio in più: l'attestazione, se il contratto non è assistito, e, dove il Comune ha un'aliquota più favorevole, le comunicazioni per averla.
L'attestazione: senza, niente agevolazioni
Se firmi il contratto con l'assistenza di un'associazione dei proprietari e di una degli inquilini, l'assistenza è dichiarata in calce al contratto. Se lo firmi senza, cioè «non assistito», serve un'attestazione di un'associazione firmataria dell'accordo che il contratto lo rispetta, nel canone e nelle clausole. La prevede il decreto del 2017, e l'Agenzia delle Entrate, con la risoluzione 31/E del 20 aprile 2018, ha chiarito che per i contratti non assistiti è necessaria per avere le agevolazioni fiscali, cedolare ridotta compresa.
Le regole locali aggiungono dettagli. A Torino il contratto deve contenere l'attestazione di congruità dei parametri, e in alcuni casi, elencati nell'accordo, servono le firme di un'associazione dei proprietari e di una degli inquilini insieme. A Milano l'attestazione vale solo se la rilasciano insieme un'associazione dei proprietari e una degli inquilini.
Quando conviene, e quando no
Conviene di più se:
- nella tua zona il massimo della fascia è vicino al canone di mercato: la rinuncia è piccola e il vantaggio fiscale resta intero;
- la casa ha le dotazioni che la portano in alto nella fascia, e magari è arredata;
- cerchi un inquilino stabile e preferisci impegnarti per tre anni invece che per quattro;
- il tuo Comune, oltre alla riduzione di legge, ha un'aliquota IMU più favorevole per il concordato.
Conviene meno se:
- la casa è in una zona molto richiesta, dove il mercato paga ben sopra il massimo dell'accordo;
- non vuoi legarti a un inquilino per anni: allora il confronto è con il transitorio o con l'affitto breve, ed è in affitto breve o affitto lungo.
Il conto si fa così: il canone di mercato meno le tasse che pagheresti, contro il canone concordato meno le tasse ridotte, per tutta la durata del contratto. Nessuno dei due numeri si indovina: il primo viene dai canoni veri della zona, il secondo dalle tabelle dell'accordo.
Come lo gestiamo noi
Negli affitti lunghi prepariamo contratti 4+4 e 3+2, li registriamo all'Agenzia delle Entrate e seguiamo il rapporto con l'inquilino per tutta la durata del contratto: rinnovi, disdette e aggiornamenti. Al sopralluogo guardiamo i canoni della zona e, se ha senso, ti diciamo anche quanto varrebbe la casa a canone concordato, così confronti le due strade prima di scegliere. L'attestazione, quando serve, la rilascia un'associazione firmataria; per la scelta fra cedolare e IRPEF il riferimento è il tuo commercialista, e se hai un dubbio, chiedici.
Se vuoi partire dai numeri della tua casa, la stima è gratuita e non ti impegna.
Domande frequenti
Quanto si risparmia di tasse con il canone concordato?
Dipende dal regime che scegli e dal Comune. Con la cedolare secca il contratto concordato ha un'aliquota ridotta nei Comuni con carenza di abitazioni, come Torino e Milano, e in quelli ad alta tensione abitativa; con la tassazione ordinaria si riducono il reddito imponibile e l'imposta di registro. Le aliquote dell'anno sono sulla pagina dell'Agenzia delle Entrate, e il conto sul tuo caso va fatto con il commercialista.
Serve l'attestazione per il canone concordato?
Sì, se firmi il contratto senza l'assistenza delle associazioni. La rilascia un'associazione firmataria dell'accordo territoriale, e con la risoluzione 31/E del 2018 l'Agenzia delle Entrate ha chiarito che senza attestazione i contratti non assistiti non hanno le agevolazioni fiscali. A Milano deve essere firmata insieme da un'associazione dei proprietari e da una degli inquilini.
Quanto dura un contratto a canone concordato?
Almeno tre anni, con una proroga automatica di due alla prima scadenza: il 3+2. A quella scadenza il proprietario può non rinnovare solo per i motivi elencati dalla legge. Si può concordare una durata più lunga, e negli accordi di Torino e di Milano questo alza i valori del canone.
Il canone concordato si può fare in tutti i Comuni?
Il contratto sì: le regole del decreto del 2017 valgono nei grandi Comuni come negli altri, e dove un accordo locale manca il decreto indica altri valori di riferimento. L'aliquota ridotta della cedolare secca, invece, vale solo nei Comuni con carenza di abitazioni, come Torino e Milano, e in quelli ad alta tensione abitativa.
Conviene più il canone concordato o il canone libero?
Dipende dalla distanza fra i due canoni nella tua zona. Se il massimo dell'accordo è vicino al canone di mercato, le agevolazioni fiscali e la durata più corta possono far pendere la bilancia verso il concordato; se il mercato paga molto di più, può convenire il 4+4. Il confronto si fa sui netti, dopo le tasse, per tutta la durata del contratto.
Chi calcola il canone massimo del concordato?
Lo calcolate tu e l'inquilino con le tabelle dell'accordo territoriale: zona, dotazioni della casa, superficie, arredo e durata. Potete farvi assistere dalle associazioni dei proprietari e degli inquilini; se il contratto non è assistito, l'attestazione verifica che il canone rispetti l'accordo. A Milano il Comune offre un calcolatore online per farsi un'idea.
A cura della redazione di Maison Métropole.



